lunedì 21 gennaio 2019

Il fiume dell'oppio - Appunti di una lettrice

«Parole! Neel era dell’opinione che le parole, non meno delle persone, fossero dotate di una propria vita e di un proprio destino. Allora perché non c’erano astrologi a studiarne il kismat e a predirne il fato? L’idea che avrebbe potuto essere lui ad assumersi tale compito gli venne all’incirca all’epoca in cui cominciava a guadagnarsi da vivere come linkister – vale a dire durante i suoi anni nella Cina meridionale. Da allora, per molti anni, prese ad annotare regolarmente le sue divinazioni sul fato di certe parole»


Inizio '800, Canton. 
Territorio concesso dall’imperatore cinese ai commercianti europei che approdano con i loro velieri e fanno affari con i membri della Co-Hong, congregazione intermediaria tra stranieri ed entroterra.
L’enclave di Fanqui Town è il palcoscenico in cui si consuma l’inizio di una tragedia: la guerra dell’oppio. Il Celeste Impero è deciso a porre fine alla diffusione capillare di questa droga leggera.

L’oppio, la droga dell’oblio. In grado di regalare momenti di pace estatica a membra fiacche e provate dal dolore fisico e psicologico. In grado di consumare un’esistenza nel giro di pochi anni.
L’oppio, per lo più proveniente dall’Indostan, che garantisce ingenti profitti ai mercanti inglesi e parsi.
L’oppio, che assicura lauti guadagni anche ai membri corrotti della Co-Hong che a loro volta “ungono” a dovere i funzionari doganali cinesi.
In tanti guadagnano molto, in troppi perdono la vita. Non suona poi così strano, eh?
Oppio che inquina un sistema politico. Oppio che annienta un popolo.

Il romanzo di Amitav Gosh è un vero capolavoro. L’autore indiano tesse le fila di una trama complessa, a tratti difficile da seguire, intrecciando le vicende di più personaggi, accomunati da un evento comune: l’essere stati imbarcati sulla Ibis (ma questa è un’altra storia). Di ognuno ci offre il punto di vista, la prospettiva con cui leggere l'evento.
Le sue descrizioni trascinano il lettore all’interno di un mondo lontano in cui rieccheggiano lingue diverse e sconosciute: il lascaro, il bengalese, l'hindi, l'urdu che si mischiano all'inglese avvolgendolo in una danza vorticosa. 
Un tripudio di suoni da lasciare senza fiato. Una chicca per gli appassionati di linguistica e filologia.
Non mancano poi gli accurati riferimenti alla cucina cinese e indiana, all’arte, alla botanica.

Lasciatevi prendere per mano dall'autore per essere condotti in un meraviglioso mondo lontano, da cui uscire più arricchiti di storia, cultura, informazioni ed emozioni. 


Autore: Amitav Gosh
Casa editrice: Neri Pozza

Data: 2011 (collana "Le tavole d'oro")