venerdì 30 agosto 2019

Oblomov di Gončarov - Appunti di una lettrice


O lo conoscete e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla, o non lo conoscete, e allora per favore non perdete altro tempo con queste fatue righe e andate a leggerlo”.

Così scriveva Manganelli e non si può dargli torto.
Recensire Oblomov sarebbe riduttivo. 
Potrei raccontarvi che si tratta di un giovane russo che incarna perfettamente il prototipo sociale della generazione di giovani colti della prima metà dell’Ottocento, nutriti di studi e ideali appresi da viaggi formativi in Europa occidentale, che al loro ritorno si ritrovano inermi e paralizzati nell’apparato burocratico corrotto e arretrato della madrepatria.
Potrei parlare di oblomovismo, l’arte del dolce far nulla, dell'inattivismo. L’impossibilità di agire e la conseguente scelta di mettersi in un angolo e guardare scorrere la vita affianco.
Ma non sarebbe esaustivo.
Oblomov è un romazo non facile né superficiale. Ci si immerge a fondo. 
Oblomov vi farà arrabbiare, impietosire e sorridere allo stesso tempo.

giovedì 22 agosto 2019

Florence Grace - Appunti di una Lettrice


Per la spiaggia cercavo un romanzo leggero, che scorresse veloce, sanza ‘nfamia e sanza lodo.
Mi è capitato tra le mani questo libro edito da Neri Pozza: Florence Grace di Tracy Rees.
Non ha deluso le aspettative, né in positivo né in negativo. È una storia che si lascia leggere con piacere.
La protagonista è Florence Buckley, nata in Cornovaglia, non sotto i migliori auspici. La madre muore nel darla alla luce e il padre rimane vittima di un incidente qualche anno dopo. Florrie cresce indipendente e selvaggia nelle amate brughiere in compagnia della nonna Nan e della Vecchia Rilla, la “saggia” del villaggio che le trasmette le sue conoscenze sulle erbe e sulla fitoterapia.
La sua vita cambierà quando scoprirà all’improvviso le sue vere origini e dovrà trasferirsi a Londra per prendere il posto che le spetta all’interno della ricca e chiacchierata famiglia dei Grace, guidata dall’autocratico e prepotente Grande Hawker. Lì conoscerà la vita mondana della città, i suoi bassifondi, le buone maniere, il perbenismo vittoriano e soprattutto i fratelli Grace, Sanderson e Turlington, l’uno biondo gentile ed educato, rassegnato a compiacere i voleri famigliari; l’altro imbronciato, con il volto pallido e tormentato nascosto da un ciuffo di capelli neri.
Le premesse per una trama accattivante ci sono. 
Tuttavia, a mio parere, la storia non decolla mai veramente. Rimane come sospesa sullo scorrere degli eventi. Ci si aspetta un colpo di scena o una discesa in profondità che non arriva.
Nel finale vi è un bagliore di originalità che ho però apprezzato.
A dispetto delle aspettative, l’amore non vince su ogni cosa.
È solo Florence a vincere, non rinunciando alla sua purezza e alla sua natura per compiacere un amore tormentato che la stava spegnendo.
Florence è un una donna rivoluzionaria perché in pieno Ottocento sceglie e non si lascia scegliere. Rinuncia ad un matrimonio comodo ed economicamente vantaggioso per amore. Ma poi rinuncia anche all’amore per non perdere se stessa.