Chi è Pereira?
Pereira è un uomo
grassoccio di mezza età, rimasto vedovo. Scrive l’inserto culturale del “Lisboa”,
un giornale indipendente portoghese.
Siamo nel 1938.
Sull’Europa soffia il vento della guerra, delle persecuzioni razziali. La Spagna
e i franchisti sono alle porte. Il clima antisemita permea l’atmosfera. Il
regime di Salazar sopprime duramente ogni opposizione.
Cosa sostiene Pereira?
Apparentemente
niente e nessuno, solo il quieto vivere.
Non sostiene il
governo perché non condivide l’ideale della destra nazionalista. Non sostiene
nemmeno i dissidenti. Troppo rischioso. Dante a questo punto della storia lo avrebbe
messo tra gli ignavi, «che tengon l'anime triste di coloro che visser sanza
infamia e sanza lodo».
Un’anima triste,
vero. Pereira si sente inerme e solo. Pensa spesso alla morte. L’unico scambio
confidenziale è quello con il ritratto della moglie deceduta per tubercolosi.
Si rifugia nella cultura scegliendo accuratamente autori e romanzi che
rimangano imparziali, fuori dalla realtà.
Pereira è un uomo noiosamente
preciso e abitudinario. Un uomo che non ama infrangere le regole, anzi fa di
tutto per comportarsi senza destare la minima attenzione. Ogni giorno si reca
nello stesso bar, il Cafè Orquidea, dove consuma sempre il solito pasto:
omelette alle erbe e limonata.
Ma Pereira non è
un antieroe novecentesco. Non è un inetto sveviano. È semplicemente
addormentato e immobile, appesantito dagli anni.
Il romanzo è la
storia del suo lento risveglio. Come uomo, come giornalista, come
intellettuale.
Tanti piccoli
incontri lo condurranno a riscoprire il senso del proprio ruolo nel Paese.
La signora del treno:
Lei è un
intellettuale, dica quello che sta succedendo in Europa, esprima il suo libero
pensiero, insomma faccia qualcosa.
Sostiene Pereira
che avrebbe voluto dire molte cose. Avrebbe voluto rispondere che sopra di lui
c’era il suo direttore, il quale era un personaggio del regime, e che poi c’era
il regime, con la sua polizia e la sua censura, e che in Portogallo tutti erano
imbavagliati, insomma che non si poteva esprimere liberamente la propria
opinione (…) ma non disse niente di tutto questo, Pereira, disse solo: farò del
mio meglio signora Delgado ma non è facile fare del proprio meglio in un Paese
come questo per una persona come me, sa , io non sono Thomas Mann, sono solo un
oscuro direttore della pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio(…)
Capisco, replicò
la signora Delgado, ma forse tutto si può fare, basta averne la volontà.
Saranno determinanti anche il dottore della
clinica di talassoterapia, il dottor Cardoso, e sopratutto il neo-collaboratore Monteiro e la bella Marta, giovani ardenti di idee socialiste e
antigovernative che chiederanno sostegno a Pereira.
Il fatto è che mi è venuto un dubbio: e se quei due ragazzi avessero ragione?
In tal caso avrebbero ragione loro, disse pacatamente il dottor Cardoso, ma è la Storia che lo dirà non lei, dottor Pereira.
Sì, disse Pereira, però se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso avere studiato lettere a Coimbra e avere sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e dove devo pubblicare racconti dell'Ottocento francese, non avrebbe più senso niente, e è di questo che sento il bisogno di pentirmi.
In tal caso avrebbero ragione loro, disse pacatamente il dottor Cardoso, ma è la Storia che lo dirà non lei, dottor Pereira.
Sì, disse Pereira, però se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso avere studiato lettere a Coimbra e avere sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e dove devo pubblicare racconti dell'Ottocento francese, non avrebbe più senso niente, e è di questo che sento il bisogno di pentirmi.
Questo romanzo è
un capolavoro. Una scrittura delicata, elegante e ironica.
Un inno alla libertà individuale e al dovere morale di ogni uomo che è responsabile delle proprie azioni e delle proprie scelte nella Storia, che non può delegare il peso degli eventi ad altri ma che ha il compito di agire nel proprio piccolo angolo di mondo.
Di Tabucchi amo anche la capacità di accompagnare il lettore per le ruas di Lisbona facendogli assaporare con le parole i piatti tipici della cucina locale. Dal porto all'arroz de tamboril, alle specialità dell'Alentejo. Uno squisito assaggio di Portogallo condito dal peso intellettuale di riflessioni profonde sull'uomo e sulla sua dignità.

