lunedì 27 maggio 2019

Trova qualcuno che ti guardi come Botticelli guardava la sua Venere

Simonetta Vespucci è un'icona indiscussa di Bellezza.
Nata in un'epoca senza Instagram, il suo volto è riuscito ugualmente a fare il giro del mondo e ad ottenere milioni se non miliardi di Likes. Come se piovessero.
Merito dei suoi follower. Pochi ma buoni.
Uno tra tanti, Sandro Botticelli.
La ritrasse come Venere e come una delle Grazie nella Primavera.
Mica male.


Ora, immaginiamo che Simonetta sia viva e che posti la sua foto in costume sui social. Come la commenterebbero?
Guardiamola bene. 
Bionda, pelle chiara, lineamenti angelici ed espressione malinconica. Bella, sì. Ma non bellissima.
Quei fianchi larghi? L'accenno evidente di pancetta? Per non parlare del seno che oscilla tra la prima e la retro.
Non sembra rientrare nei sacri canoni della bellezza. 
Il diktàt 90-60-90 si fa il segno della croce e fila via.

Eppure Simonetta Vespucci rapì il cuore e gli occhi di molti importanti personaggi della corte medicea.
Pare dunque lampante che la bellezza non sia un canone oggettivo. 
La bellezza è prima di tutto figlia della cultura che partorisce degli stereotipi che influiscono più o meno pesantemente sul nostro giudizio.

E poi... la bellezza sta negli occhi di chi guarda. Soprattutto di chi guarda con amore.
L'auspicio di questa settimana è di avere al proprio fianco qualcuno che ci faccia sentire come Botticelli avrà fatto sentire Simonetta. Una Venere. Anche se  struccata. Anche se stanca. Anche se con qualche rotolino in più sul giro vita.

Perché questo è l'amore. Non altro.
L'amore non sta in chi ti osserva e ti fa sentire inadeguata.
L'amore non sta in chi ti giudica e ti critica. 

Purtroppo troppo spesso siamo schiave delle aspettative, schiave degli apprezzamenti e dei doppisensi, schiave della pubblicità di "Intimissimi" che tappezza la città e ci fa sentire acari intimiditi al confronto.

Quando ami il corpo dell'altro ti sembra il David di Donatello. Perfetto.
Riconosci il profumo della pelle e lo cerchi sul cuscino nelle assenze.Sai a memoria il profilo e lo disegni ad occhi chiusi.
Così non può stancare mai. Cosi non servono le "Cinquanta sfumature" per tenere viva la passione.
E fare l'amore diventa splendido. Diventa un inno.  Musica che fa risuonare i sentimenti.

Trova qualcuno che ti guardi come Botticelli guardava la sua Venere.
Fidati, da qualche parte c'è.

lunedì 20 maggio 2019

L'abitudine - Perché ci si abitua a tutto?



"Il tempo cura le ferite, non preoccuparti ti ci abituerai". Evergreen intramontabile.
E poi col cavolo che ti ci abitui ma va bene lo stesso. Le ferite rimarginano col tempo, vero.
Ma basta una distrazione perché salti la cucitura e inizi a sanguinare. È un attimo. Ma questa è un'altra storia.
Torniamo alla frase. Alla fine ci si abitua a tutto.
L'abitudine, ecco.
Un’abitudine è rassicurante. Nella mia mente immaginavo la parola ABITUDINE come una specie di casa accogliente al ritorno dopo ogni giornata. Con annessi e connessi. La cena, la chiacchiera, le notizie alla tv o sul quotidiano, il pigiama, la copertina in plaid, il libro, l'abat-jour, una coccola se è la nostra sera fortunata, la nanna. Più o meno questi i tasselli. Più o meno in questo ordine. I gesti di quando tutto scorre placido e regolare.
L’abitudine, ecco.
Ma da qualche tempo è avvenuta la metamorfosi del senso della parola nella mia mente. Una metamorfosi che al confronto l'Asino d’oro di Apuleio può solo sbiancare e arruginire.
L’Abitudine si è trasformata.

Da una parte la mia Abitudine guarda indifferente verso le cose brutte, le cose che fanno male. Dal caffè bruciato dei bar di Milano, al glifosato sui limoni che compro, ai colleghi che amici-amici ma mors-tua-vita-mea rimane il tacito accordo di ogni relazione lavorativa e sta bene così, a chi scrive “non ti fai mai sentire” tutte le volte che si fa sentire, agli inciuci all’italiana che tanto “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” e già lo sapevamo. Ci si abitua a tutto e si finisce con il pensare che sia la normalità. Abbiamo anestetizzato il pensiero e il nostro senso di umanità per pigrizia, per comodità?

Dall’altra parte l'Abitudine guarda, quasi assopita, le cose belle. Et voilà… l’incredibile leggerezza con cui diamo per scontate le piccole perle che ci circondano e che quasi finiscono per venirci a noia. I pomeriggi che assapori lentamente e raramente seduta al sole con un bel libro tra le mani, il bacio morbido del buongiorno ogni mattina, la telefonata trafelata dell’amica, le apprensioni della mamma, i pranzi preparati dalla nonna che ti vede sempre troppo magra anche quando i fianchi non passano più dalla porta, i quadri con i colori di Chagall. A volte troppo pesanti, troppo zuccherosi. Scontati. No? E toc toc. Bussa l’abitudine e la monotonia. E quindi finisci per non vedere quasi più le bellezze per quello che sono. Sbiadiscono come le tende al sole.

Mi domando se sia inevitabile o se ci sia una qualche forma di speranza. Sono troppo giovane e troppo poco esperta per propendere per la prima opzione. Punto tutto sulla speranza. Un po’ come rischiare sullo 0 alla roulette.

Allora riporto l’abitudine al suo originario significato. L’habitus. Il vestito che indosso ogni giorno cucito ad hoc sulle mie misure.
La sua trama i miei valori, i suoi ricami i miei ideali.
Unicità da non far sbiadire con la pioggia della “normalità”. Un abito mio da indossare sempre.
L’Abitudine, ecco.

mercoledì 8 maggio 2019

Festa della mamma - Regala una poesia


"L’amore di una donna è marea
che stende i suoi flutti sulle rive
Avvolge senza distinzioni perle e pietre.
Abbraccia ricoprendo cocci e coralli.
Trascina nel ventre e inghiotte
sotto una morbida distesa d’onde,
levigando piano senza clamore
ruvidi rifiuti 

L’amore di una donna è segreto,
non ha ragioni di essere chiarito
rimane chiuso negli anfratti del cuore,
guscio protetto alla tenerezza,
scudo invincibile all’arroganza
resiste impavido nelle sciagure
conosce senza parole
comprende senza guardare"






La mamma è la Donna per eccellenza e il Suo Amore ci ha generato. Volenti o nolenti è così. Ci ha custodito nel suo grembo per nove mesi. Ci ha cullato. Ci ha nutrito dal suo stesso corpo. La poesia vuole essere un omaggio alla forza inspiegabile di questo amore. Che è dono. Che è immenso.




La raccolta di poesie la trovate qui