giovedì 23 aprile 2020

Ninna Nanna - Appunti di una lettrice


Un titolo dolce e melodioso. 
La ninna nanna, il suono che ci accompagna soavemente nel mondo dei sogni sin dai primi giorni di vita.
O meglio, che dovrebbe accompagnarci. 
Palahniuk in ogni sua scelta si propone di destabilizzare le certezze del lettore, di scardinare i luoghi comuni.
La ninna nanna in questione è un canto di morte su cui il protagonista, Carl Streator, indaga. Sta compiendo un reportage sulle morti in culla e si imbatte nel libro Poesie e Filastrocche da tutto il mondo in cui è contenuta una nenia africana che, se letta ad alta voce, conduce alla morte immediata.
La parola diventa un’arma micidiale. 
Questo è uno dei tanti messaggi in codice lasciati dall’autore in questo romanzo, denso di spunti di riflessione e di analisi ironiche e pungenti sulla società e sull’uomo.

«In un mondo in cui le promesse non hanno valore. In cui si promette solo per poi non mantenere, non sarebbe male veder rinascere il potere della parola»

O ancora:
«Pietre e bastoni ti rompono le ossa, ma attento a quelle cazzo di parole...le parole possono fare un male cane...»

Le parole acquisiscono un potere magico. Chi possiede le parole e la conoscenza ha potere. Il potere di fare molto bene o molto male. 
Palahniuk restituisce al linguaggio la sua ancestrale e misteriosa funzione. Ogni cosa esiste perché siamo in grado di darle un nome. Ciò che non nominiamo ci sfugge per definizione. Ciò che non osiamo nominare è qualcosa che ci fa paura e che non vogliamo nemmeno pensare per evitare che diventi reale.
Ai due estremi vi sono il rumore e il silenzio.
I suoni assordanti riempiono ogni istante della nostra vita. Informazioni strillate, media, volume alto, grida. Coprono la voce della nostra coscienza, si sostituiscono alla nostra forza immaginifica.

«Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito. Fa in modo che la tua immaginazione avvizzisca. Finché non diventa utile quanto la tua appendice. Fa in modo di colmare la tua attenzione, sempre e comunque.
Questo significa lasciarsi imboccare, ed è peggio che lasciarsi spiare. Nessuno deve più preoccuparsi di sapere che cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela in continuazione ci pensa già il mondo. Se tutti quanti ci ritroviamo con l'immaginazione atrofizzata, nessuno costituirà mai una minaccia per il mondo».

Il silenzio invece viene presentato come un dono prezioso. Un momento d'oro da ricercare e coltivare.
Il protagonista si definisce inizialmente come uno spettatore della vita, un giornalista che annota tutti i dettagli e si limita a guardare. Da oltre vent'anni vive solo. Sceglie il modo più facile di rimanere a galla, ovvero osservare senza partecipare.
Questo finché non si imbatte in Helen, Mona e Ostrica, tre “casi umani”. Tre vite spezzate da qualche tragedia che reagiscono al mondo in maniera differente. Da cinici serial killer a ecoterroristi che affermano:

«Quella che noi chiamiamo natura non è che uno dei tanti aspetti della devastazione compiuta quotidianamente dall'uomo. Ogni dente di leone è una bomba atomica innescata. Un agente bioinquinante. Una graziosa calamità gialla.
Il fatto di poter andare tanto a Parigi come a Pechino e di trovarci sempre un Mc Donald's, ecologicamente parlando equivale a diffondere forme di vita in franchising. I posti diventano tutti uguali. Il kudzu, le cozze zebra. Il giacinto d'acqua. Gli storni. I Burger King.
Gli indigeni, tutto ciò che esiste. Scacciato via.
"Alla fine l'unica biodiversità che ci rimarrà" dice, "sarà quella tra la Coca e la Pepsi." »

Insieme a loro Carl riprende a vivere. Si immerge di nuovo nel flusso degli eventi e ne diventa protagonista assoluto, in grado di cambiare le sorti della storia con le proprie scelte. Diventa artefice del proprio destino e di quello dell’intera umanità.
La parola “libertà” diventa oggetto di attenta riflessione:

«Davvero voglio una bella casa, un auto veloce, mille amanti bellissime? Davvero voglio tutto questo? O sono semplicemente addestrato a volerlo?
Davvero tutto questo è meglio di ciò che possiedo già? O sono semplicemente addestrato a essere insoddisfatto? Che io sia vittima di un incantesimo per cui niente è mai abbastanza?»

E l’amore come si coniuga con la libertà? L’autore sembra suggerire una visione senza via d’uscita:
«Ognuno di noi possiede qualcuno, e al tempo stesso è posseduto da qualcun altro»

Palahniuk, come in molti altri suoi romanzi, giunge quasi a proporre una visione nichilista della realtà:
«Se non possediamo il libero arbitrio. Se non sai cos'è che davvero sai. Se non ami chi credi di amare. Cos'è che ti spinge a vivere? Niente»

Il niente però non può essere l’unica via d’uscita. Infatti, nonostante questa forte componente distruttiva, dalle pagine traspare il ruolo principale attribuito ai sentimenti e alla consapevolezza. Il protagonista diventa consapevole che probabilmente è posseduto dall’innamoramento per la sua compagna di viaggio eppure si salva solo quando si lascia andare e sollevare da terra dalla forza di un bacio. Ricomincia a vivere.
Carl diventa consapevole che la libertà possa essere una chimera, che le nostre decisioni siano determinate da input della cultura circostante. Eppure decide di sporcarsi le mani con la realtà. Vuole provare a rendere il mondo migliore.
In fondo «forse non finiamo all'inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all'inferno per quello che non facciamo. Per le cose che lasciamo a metà».

martedì 21 gennaio 2020

Il mio Calendario Letterario 2020

Ad ogni mese il suo libro.

Suggerimenti di lettura per il nuovo anno.


Una selezione di 12 libri abbinati al "carattere" del mese. 


Gennaio - Cime Tempestose, E. Bronte

Intenso, profondo, solido e gelido. Proprio come il primo mese dell'anno. 

"Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria"







Febbraio - Nessuno accendeva le lampade, F. Hernandez

Surreale, illogico e sfuggente.

"…a pagare la rata di un cappotto…un po’ deluso dalla vita…attento a non farmi investire… pensavo alla mia stanza…le teste pelate dei gemelli…come polpastrelli…"




Marzo - La Compagnia dei Celestini, S. Benni

Divertente, ironico, esilarante e un po' folle. 

"Le idee sono come le tette: se non sono abbastanza grandi si possono sempre gonfiare"







Aprile - Qualcuno con cui correre,
D. Grossman

Un romanzo di amicizia e coraggio, di forza e dolcezza

"Avrebbe voluto correre sulle montagne intorno e ruggire con tutte le sue forze che stava accadendo, che la sua vita fino a quel momento non era stata altro che un prologo, una sorta di allenamento e che finalmente cominciava ad essere"





Maggio - Orgoglio e Pregiudizio, J. Austen

Elizabeth e Darcy, una storia d'amore senza tempo.

"L'orgoglio si riferisce all'opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità a ciò che vorremmo gli altri pensino di noi"






Giugno - Il momento è delicato, N. Ammaniti

Una serie di racconti in stile Ammaniti: leggeri, sconcertanti, grotteschi e taglienti. Perfetti per il sesto mese dell'anno.

"gli esseri umani non sono fatti per mettersi in mostra ma per trovare uno spazio dove vivere in armonia con il cielo e la terra"


Luglio - Un mese con Montalbano, A. Camilleri.

Quale lettura migliore per cominciare l'estate? Immergersi nella Sicilia di Salvo Montalbano e lasciarsi accompagnare negli abissi dell'umanità

"Si dice che in punto di morte un omo veda scorrere velocemente la vita passata ed abbia un qualche pinsero non terreno. Tutto quello che a Montalbano venne in mente fu: Ora questi m'ammazzano e addio polipetti"




Agosto - Cent'anni di solitudine, G. Garcia Marquez.

Come sprofondare in un sogno.

"In fin dei conti tutta la vita era stata per lei come se stesse piovendo"





Settembre - Siddharta, H. Hesse

Il mese dei bilanci e dei nuovi propositi non può che prevedere la lettura di un romanzo che fa riflettere ed apre la mente a nuovi orizzonti.

"Anche questo ho imparato dal fiume: tutto torna"









Ottobre - Romanzi, A. Tabucchi

Per i nati nel mese di Ottobre niente di più azzeccato di questa lettura. 


"ma forse tutto si può fare, basta averne la volontà"





Novembre - I fiori del male, C. Baudelaire

Poesia romantica, atmosfera cupa e maledetta, tormento ed esotismo. Un capolavoro letterario.

"Sono la piaga e il coltello
lo schiaffo e la guancia
le membra e la ruota
la vittima e il carnefice"





Dicembre - Delitto e Castigo, F. Dostoevskij

Toccate il fondo dell'anima e risalite leggeri.

"Le piccole cose hanno la loro importanza: è sempre per le piccole cose che ci si perde"






lunedì 6 gennaio 2020

Il Simpatizzante - Appunti di una Lettrice

"Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce. E un uomo con due menti diverse (...)"

L'incipit del romanzo anticipa il fil rouge dell'intera narrazione: la doppiezza.
Sottile ma innegabile. Chiara ma complessa. Benedizione e condanna.
L'eroe, che è al contempo un antieroe destinato al fallimento, è condannato sin dalla nascita ad avere due volti, due radici: è figlio di una giovane donna vietnamita e di un prete francese inviato nelle colonie orientali a predicare il Vangelo. Un meticcio sulla cui pelle brucerà sin dall'infanzia questa origine mista che lo farà sentire straniero in patria e all'estero.
Fervente sostenitore dell'ideale comunista che anima il Nord del Paese, vive a Saigon alle dipendenze del Generale, capo della Polizia Nazionale del Vietnam del Sud.
Uomo di fiducia e spia dei Vietcong che nell'aprile del 1975 sono ormai riusciti a stremare la controffensiva americana e si accingono a conquistare il potere.
Il protagonista, chiamato solo Capitano per tutta la durata del racconto, segue la famiglia del generale negli USA. A questo punto l'autore ci offre un'approfondito scorcio dell vita dei boat people, profughi di guerra costretti ad abbandonare la propria terra ed emigrare. L'incontro, o scontro, tra Oriente e Occidente.

"Molti di loro avevano comandato batterie di artiglieri o battaglioni di fanteria, ma ora non possedevano niente di più pericoloso del loro orgoglio, della loro alitosi e delle chiavi della macchina, sempre che ne avessero una.(...) Marcivano nell'aria stantia e polverosa degli appartamenti forniti dal governo, mentre i loro testicoli avizzivano ogni giorno di più, consumati dalla metastasi di un cancro che si chiamava assimilazione, e facili vittime dell'ipocondria dell'esilio. I figli non rispondevano nella loro lingua natia, ma in un idioma straniero che parlavano molto meglio dei rispettivi genitori. Quanto alle mogli erano state quasi tutte costrette a trovarsi un lavoro, e non avevano più niente in comune con i seducenti fiori di loto che i loro uomini ricordavano di aver conosciuto."

Tra le pagine del romanzo assistiamo anche ad un confronto, lucido e magistrale, tra l'ideale capitalista e quello comunista. Il punto di vista è apparentemente quello di un militante imbevuto di idee marxiste. Tuttavia è impossibile non cogliere la "simpatia" per parte della cultura americana, prima fra tutte per la musica e la letteratura. Così come è latente il dubbio per la fondatezza del proprio Credo politico.

"Noi marxisti crediamo che il capitalismo generi dal proprio interno le contraddizioni che porteranno al suo crollo, ma che questo accadrà solo se gli uomini decideranno di agire. Non era però solo il capitalismo a essere una fucina di contraddizioni. Come aveva detto Hegel la tragedia non era un conflitto tra bene e male ma tra due diversi tipi di bene, un dilemma al quale tutti noi che volevamo partecipare alla storia non potevamo sottrarci".

Il dilemma sul bene accompagna il lettore costantemente. Cosa è Bene? Uccidere il nemico è consentito? E se fosse innocente? Assistere ad un crimine rende complici? La rivoluzione può portare realmente ad un miglioramento sociale e a una liberazione o è un miraggio che, una volta raggiunto, mostra di nuovo il suo volto sanguinoso e oppressore?
Sono interrogativi che non trovano subito una risposta ma che delineano un'immagine della realtà ambivalente, ottenuta da un sapiente dosaggio di chiaroscuri.
La capacità del protagonista di cogliere due prospettive in antitesi diventa fonte inesauribile di scavo nella coscienza.
Anche tutti gli altri personaggi che costellano il testo sono tratteggiati magnificamente attraverso gesti, parole e una buona dose di ironia.

Ho amato questo romanzo dalle prime pagine e ho gustato a pieno la ricchezza delle tematiche e degli scenari proposti.
Così come ho adorato il finale di cui vi offro un piccolo e prezioso assaggio:

"se è vero che niente è più prezioso dell'indipendenza e della libertà, è altrettanto vero che di più prezioso dell'indipendenza e della libertà c'è il niente. I due slogan erano quasi identici ma solo in apparenza. Il primo era l'abito vuoto che Ho Chi Minh non indossava neanche più. Il secondo era un autentico sberleffo, un modo di prendere quell'abito vuoto e rivoltarlo, trasformandolo in una follia sartoriale che solo un uomo con due menti diverse, o un uomo senza faccia, poteva avere il coraggio di indossare (...) Avevo finito per comprendere come la nostra rivoluzione si fosse trasformata nell'avanguardia di un progetto politico in una retroguardia preoccupata solo di accumulare potere. In questo processo rappresentavamo più la regola che non l'eccezione".

Il niente è la risposta finale. In questo nichilismo apparentemente cosmico si intravede però l'unica vera speranza, il sentimento destinato a sopravvivere alla tragedia della Storia: l'Amicizia.
Sebbene venga messa a dura prova dagli eventi è ciò che tiene in vita il protagonista nei momenti più bui, che lo tiene a galla nella danza ambigua dei giorni.