giovedì 18 aprile 2019

Nessuno accendeva le lampade - Appunti di una lettrice


"Se non avessi letto i racconti di Hernández non sarei diventato lo scrittore che sono oggi", Gabriel Garcìa Márquez. 

Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un irregolare che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile”. Questa l’introduzione di Calvino all’antologia italiana dei racconti di Felisberto Hernández, edita Einaudi nel 1974.

Queste raccomandazioni mi sono sembrate un motivo più che sufficiente per acquistare subito Nessuno accendeva le Lampade. Uno dei pochi titoli dell’autore uruguaiano tradotti in italiano.

Lo scrittore rimase sempre un po’ in ombra, non raggiungendo mai il vero e proprio successo.
Hernández fu pianista e autore di nicchia. Insicuro e riservato venne ammirato solo in ambienti ristretti, pubblicato a basse tirature. 
Una voce sommessa. Ma incantevole.

La lettura dei suoi racconti non è cosa facile. È un’immersione. Nel regno della psiche, del favoloso, del sogno, del buio e della luce. Occorre trattenere il fiato. E danzare insieme a lui con la mente.
Lo stesso autore ammette di non curare il lato estetico, formale. I suoi racconti sono come piante che crescono dall’interno e il ruolo dell’artista è solo quello di assicurarsi che la loro natura originaria e autentica venga preservata. Perciò non confeziona prodotti di alto consumo.
Tutt’altro.

La sua scrittura strizza un occhio al surrealismo.
Nel 1924 il manifesto di Breton descrive l’«automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”.
La scrittura di Hernández si avvicina molto a questa definizione.
Spesso sceglie di narrare in prima persona. E così il flusso di pensieri diventa più ardente, intricato. Un filo illogico. Che supera la realtà e il senso comune. Tanto da costringere il lettore a chiedersi con quale chiave si debba aprire la porta per accedere al mondo segreto di Hernández. L’ironia? La nevrosi? L’istinto?

L’effetto più potente dei suoi racconti è lo straniamento.
Ricorre ad associazioni di idee e immagini a dir poco ardite. Ma che centrano il bersaglio.
E allora puoi trovare il volto magro di una donna associato a quello di una casa.
Gli oggetti e le parti del corpo acquistano vita propria e li si guarda attraverso una nuova prospettiva:

«E gli oggetti che stavano sulla tavola sembravano preziose forme del silenzio. Le nostre mani appaiate cominciarono a posarsi sulla tovaglia: parevano abitanti naturali della tavola. Io non riuscivo a smettere di pensare alla vita delle mani. Molti anni prima, altre mani avevano obbligato le stoviglie a prendere forma. Dopo molti andirivieni, sarebbero finite in qualche credenza. Quelle creature di porcellana sarebbero state al servizio di mani di ogni genere. Una mano qualsiasi avrebbe versato il cibo sui volti lisci e lucenti dei piatti; avrebbe obbligato le brocche a riempire e svuotare i loro ventri, e le posate ad affondare nella carne, a tagliarla e a portare i pezzi alla bocca. Alla fine le creature di porcellana sarebbero state lavate, asciugate e condotte nelle loro stanzette. Qualcuna sarebbe sopravvissuta a molte paia di mani e, tra queste, alcune sarebbero state buone con loro, le avrebbero amate e colmate di ricordi; ma dovevano continuare a servire in silenzio».

Un genio. E un poeta. La poesia riempie il testo. Metafore, paragoni, atmosfere oniriche e rarefatte.
Luci e ombre. Fondamentali.
Perché quando si fa notte inizia il viaggio dentro se stessi, alla ricerca di un equilibrio nella confusione. L’oscurità è il buio interiore. Assenza di certezza. Mistero. E se nessuno accende le lampade la notte domina.

Spero di aver incuriosito un po' anche voi. Hernández è autore da riportare alla luce. Per lui vale la pena accendere qualche lampada. Anche solo quella del comodino. 



Autore: Felisberto Hernández
Titolo: Nessuno accendeva le lampade
Casa editrice: la Nuova frontiera

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