mercoledì 13 novembre 2019

Il Ragazzo - Appunti di una lettrice


“Le categorie e le tipologie che individuiamo nel mondo dei fenomeni non le troviamo lì come se stessero davanti agli occhi dell'osservatore; al contrario, il mondo si manifesta in un flusso caleidoscopico di impressioni che devono essere organizzate dalle nostre menti, cioè soprattutto dai sistemi linguistici nelle nostre menti. Noi tagliamo a pezzi la natura, la organizziamo in concetti, e nel farlo le attribuiamo significati, in gran parte perché siamo parti in causa in un accordo per organizzarla in questo modo; un accordo che resta in piedi all'interno della nostra comunità di linguaggio ed è codificato negli schemi della nostra lingua... tutti gli osservatori non sono guidati dalle stesse prove fisiche verso la stessa immagine dell'universo, a meno che i loro bagagli linguistici siano simili, o possano essere in qualche modo calibrati”

Così argomentava Whorf nel suo saggio “Language, Thought and Reality”, tra i sostenitori del determinismo linguistico. In poche parole il linguaggio incanala il nostro pensiero. Una sintesi un po’ riduttiva per un tema che meriterebbe molto tempo.
Ma non è questo lo spazio adatto per una digressione simile.
Lascio solo alcuni spunti sollevati in me dalla lettura di questo romanzo di Marcus Malte, scrittore francese noto per i numerosi noir e polizieschi di successo.
Il ragazzo è una prova letteraria diversa. La storia di un selvaggio cresciuto dalla madre fuori dalla civiltà. Per circa 15 anni è vissuto senza scambiare alcun tipo di comunicazione verbale con colei che lo ha generato (il motivo rimane un mistero che lascia spazio all’immaginazione del lettore). Ha imparato a cacciare gli animali, a raccogliere frutti ed erbe selvatiche, a seminare, ad ascoltare e decifrare i suoni della natura. Ma non quelli dell’uomo.
Alla morte della genitrice si ritroverà solo a fare i conti con il mondo.
Verrà a contatto prima con gli abitanti di un piccolo villaggio rurale del sud della Francia che metteranno in luce le superstizioni e l’ignoranza nascoste dietro incomprensibili ritualità.
Incontrerà un ex pugile filosofo che nella sua originale diversità gli insegnerà il valore dei sogni.
E poi arriverà Emma, incantevole creatura dotata di fascino cultura e arte, che lo inizierà ai sacri misteri dell’amore, dell’eros e della bellezza in tutte le sue forme.
Infine giungerà la guerra, la Prima Guerra Mondiale, che permetterà al male di affiorare, dilaniare e marchiare l’anima pura del giovane.
Il ragazzo non ha parole a sorreggere il suo dolore, non ha verbi per esprimere la sofferenza, né aggettivi per incorniciare la gioia. Filtra tutto con gli occhi che seguiamo illuminarsi o spegnersi.
Forse è questa la sua ricchezza e contemporaneamente la sua pena. 
L'impossibilità di comunicare che sembra offrire però l'opportunità di non arginare le emozioni in canali prestabiliti ma di lasciarle fluire, libere e ruggenti.
Una lettura complessa, a tratti divertente, a tratti poetica e struggente.
“La vita ha almeno questo di buono, a volte straripa dal suo letto. Trascina. Trasporta. L’amore, parla dell’amore. E parla della lotta perché non può farne a meno. Tutto ha a che fare con la lotta e tutto torna li. La lotta e l’amore, che in tanti punti combaciano. Non è sempre questione di due persone che si girano intorno? Che si cercano? Che si stringono? Che si abbracciano? Non c’è forse un faccia a faccia? Un corpo a corpo? Tanti tratti in comune fra la lotta e l’amore ma una differenza, sostanziale: in amore non è con la testa che si vince ma con questo. E mentre lo dice indica il suo enorme torace. Il cuore. Parla del cuore. Dice che è lì che riposa la bellezza. All’interno”


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